Il 30 ottobre del 2026, al Teatro Comunale Pavarotti-Freni, è andato in scena Macbeth per la stagione lirica 2026/2027.
Il teatro, nonostante l’ingresso gratuito, non era pieno. Gli abiti indossati non erano quelli delle grandi occasioni, ma perlopiù i quotidiani, nonostante l’evento fosse la prima. La prima di una stagione, per di più.
Il Macbeth di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, con un contributo di Andrea Maffei.
Melodramma in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave, con un contributo di Andrea Maffei.
Musica di Giuseppe Verdi.
Macbeth è Alexey Zelenkov.
Banco è Simon Lim.
Lady Macbeth è Marily Santoro.
La Dama di Lady Macbeth è Baia Saganelidze.
Macduff è Paolo Nevi.
Malcolm è Timoteo Bene Junior.
Medico, Servo di Macbeth, Sicario e Araldo è Andrei Miclea.
La Seconda apparizione è Silvia Dilenze.
La Terza apparizione è Livia Mazzola. Amelia Candrini e Mattia Venturelli sono le cover.
Le Voci bianche del Teatro Comunale di Modena.
L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.
Il Coro Lirico di Modena.
Direttore Giuseppe Finzi.
Maestro del coro Giovanni Farina.
Regia di Fabio Ceresa, ripresa da Luca Orsini.
Scene di Tiziano Santi.
Costumi di Giuseppe Palella.
Luci di Cristian Zucaro.
Coreografie di Mattia Agatiello.
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Teatro di Pisa, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Teatro Amintore Galli, Fondazione Teatro Goldoni, Fondazione Teatro Carlo Felice.
L’allestimento è tradizionale; senza, però, nessuno slancio d’invenzione figurativa e nemmeno di invenzione registica che si possa definire tale. È, a tutti gli effetti, convenzionale.
Il cannocchiale prospettico di una scatola composta di cubi a matrioska apre all’altrove inquadrato da coulisses a sagoma circolare. La scatola è girevole e si apre, si chiude, si gira. Le streghe sono le filatrici del destino: il fuso è un simbolo del sangue, le rocche diventano le pale delle macchine per il vento o una sorta di girarrosto umano.
Le coreografie che accompagnano i ballabili sono, in parte, un po’ troppo letterali. Tutti i movimenti di palcoscenico sono, in parte, un po’ troppo letterali. C’è, però, uno sfarzo inusitato nei costumi e un eclettismo stilistico che, però, non giustifica del tutto la scelta. Le streghe sono vestite di bianco e coprono le orecchie, non si sa per quale motivo; i soldati scozzesi indossano armature a piastre con maniche di maglia metallica e i soldati inglesi indossano armature a piastre con maniche di maglia metallica; i nobili e i signori sono vestiti di broccato e gli ospiti del banchetto indossano maschere come alla corte di Luigi XIV; le spade sono vere e il sangue scorre a fiotti.
In un particolare, però, l’allestimento si è distinto: Banco, interpretato da Simon Lim, ha ricevuto un applauso convinto, anzi, un tripudio, per la sua interpretazione. Il timbro è molto asciutto e altrettanto scuro: non cremoso e grasso come un cioccolatino al latte, ma pungente e forte come il fondente più amaro. Anche il Coro, il Coro Lirico di Modena, si è distinto: è uno dei cori più difficili di tutta la letteratura verdiana e, per questo, molto difficile da eseguire senza scadere nel caricaturale. Plausi dunque al Coro Lirico di Modena, e al suo Maestro, Giovanni Farina.